Recensione #12: Il canto della rivolta – Parte 1

Welcome, welcome, happy Hunger Games!

Qualche giorno fa ho chiesto sulla pagina Facebook del blog quale post scrivere e pubblicare per primo, e due persone mi hanno risposto online, altre a voce (colleghi dell’università), e tutte sono state concordi sul volere quello su “Il canto della rivolta – Parte 1”, che sono stata a vedere giovedì.

Detto fatto.

Parto facendo tre premesse, tuttavia:

  • Anche se faccio parte del fandom di Hunger Games, non solo ho poca tolleranza per la maggior parte del suddetto fandom (è secondo me il peggior fandom in assoluto tra tutti quelli di cui faccio parte), ma non sono nemmeno una fangirl sfegatata. Questo perché sia con i libri che con i tre film usciti ho un rapporto problematico. La prima volta che ho letto il primo libro, non mi è piaciuto (ma di questo parlerò nella seconda premessa). L’ho riletto mesi dopo e l’ho amato. Ho letto il secondo e l’ho trovato più debole ma comunque non male. Poi ho letto il terzo e avrei voluto farlo coriandoli. L’ho trovato mal scritto e colpevole di una serie di scelte veramente di cattivo gusto. Oltretutto considero Katniss la peggior protagonista di sempre, e con l’andare avanti dei libri non fa che peggiorare. La mia è un’opinione poco popolare, ma ahimè, è questa. Per i film devo dire che sembra succedere il contrario. Il primo film non mi è piaciuto granché. Sarà la telecamera che ballava, sarà il fatto che è stato reso meno cruento per il pubblico giovane (Peeta che corre felice nei prati quando in sostanza aveva perso l’uso della gamba, anybody?), o sarà che il regista non ha dato nessun taglio al film (politico? romantico? di denuncia? d’avventura? boh). Il secondo invece è stato un film col botto. Il cambio di regia è stato una boccata d’aria fresca. Del terzo film parlerò a breve, chiaramente.
    Ma in sostanza non sono una vera fan della trilogia, perché non riesco a tifare per la protagonista e non la perdonerò mai per quello che ha fatto alla fine dell’ultimo volume, e perché il libri sono un ascensore in discesa verso il disastro.
  • Il rapporto che ho con la distopia è un rapporto che può essere ben descritto solo dal famoso carme 85 di Catullo: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio ed excrucior. Ergo: Odio e amo. Forse ti chiederai perché io lo faccia. Non lo so, ma sento che accade, e me ne struggo.
    Perché davvero la mia storia con la distopia è la miglior storia di amore e odio del mondo. Amo la distopia così tanto che la odio. Oppure la odio così tanto che la amo. Fate voi. Il primo romanzo distopico che ho letto è stato “La fattoria degli animali” di George Orwell, assegnatomi al liceo dalla professoressa di letteratura italiana. Volendo io fare una bella recensione, nel giro di un paio di settimane di dicembre ho letto anche “1984”, “Il mondo nuovo” di Alfred Huxley e “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, per poter fare dei confronti. Quello stesso anno ho letto anche “Il signore delle mosche” di Golding, tanto per completare il quadretto. E mi hanno lasciata tutti con questo sentimento di odi et amo, e non riesco a smettere di leggerne altri. Mi sono poi data alle varianti moderne, anche se chiamarle tutte vere e proprie distopie mi sembra esagerato (se “Divergent” è una distopia io mi chiamo Cunegonda, ho 12 anni e sono bionda). Sta di fatto che alla maturità ho voluto fare la tesina sulla distopia (per una lunga motivazione che non sto qui a spiegarvi non l’ho poi fatto), al primo anno di università ho fatto la tesina per la certificazione di inglese sulla distopia, e mi sa che ci farò pure la tesi di laurea, e se mi incontrate per strada voi tiratemi fuori l’argomento e io ve ne straparlerò, perché trovo sempre il modo di straparlarne. E ho anche insegnato la parola “distopia” a un mucchio di gente che la sconosceva, perché prima o poi chi mi conosce dovrà sorbirsi una lavata di capo sull’argomento.
    Detto questo, non ho idea del perché la distopia sembra avere più effetto su di me che su chiunque altro. Non so perché io ne esca emotivamente sconvolta, direi lacerata, mentre gli altri al massimo ne escono colpiti. Non so perché davanti ai film distopici io reagisca più degli altri. Perché le scene di violenza nei film distopici mi facciano riconsiderare tutta l’umanità e mi colpiscano nel profondo, mentre le scene di violenza nei fantasy non fanno lo stesso effetto. Perché io perda la lucidità quando devo giudicare una distopia mentre gli altri, tutti gli altri, ne parlano come di un qualunque altro argomento.
    Nonostante tutte le emozioni negative che provo di fronte alle distopie, ne sto anche scrivendo una (o sarebbe meglio dire che “sto provando a scriverne una”).
    Perciò la mia recensione di oggi sarà fortemente sentita.
  • La terza premessa che faccio è che mentre scrivevo la recensione (infatti questo è un intervento dal futuro in cui aggiungo questa premessa) la mia coinquilina ascoltava canzoni di Natale, poi ho continuato la scrittura in biblioteca mentre ascoltavo la colonna sonora di Dragon Trainer 2, quindi l’umore durante la scrittura potrebbe essere altalenante.

Finite queste premesse, dico da subito che il film mi è piaciuto molto. Mi sarebbe potuto piacere più del secondo se fosse effettivamente successo qualcosa, e soprattutto se fosse finito dove io avrei voluto che finisse (colgo l’occasione per dire che consiglio la lettura della recensione dopo la visione del film, altrimenti troverete spoiler).

Magari non gli darei un 9 e mezzo, come invece ho pubblicamente dichiarato subito dopo essere uscita dalla sala, essendo ancora gasata ed emotivamente instabile. Difatti, mentre io e la mia amica stavamo uscendo, un signore si è avvicinato a noi (che eravamo le ultime in sala, perché mi piace stare a guardare i titoli di coda fino alla fine, non fosse che le persone che lavorano nei cinema sono cattive e iniziano a farti capire che stai tra i piedi e ti tocca uscire senza sapere chi è stato l’analista del tratto finale o il secondo assistente parrucchiere del Ragazzo numero 4 o come si chiama il cane della signora delle pulizie del set cinematografico, tutte cose che a me invece interessano) e ci ha chiesto se eravamo maggiorenni. Tentennando abbiamo risposto di sì. È venuto fuori che il suddetto signore lavorava per un giornale e voleva filmare un’intervista con le nostre impressioni sul film. Ancor più tentennanti di prima, lo abbiamo fatto, ed è stato allora che ho sparato 9 e mezzo come voto. Questo si chiama “romantic mistake”. Ovvero ero ancora troppo euforica e non perfettamente lucida.

Magari quindi non è da 9 e mezzo, ma è da 9. Non succede nulla, così come nulla succedeva nel libro, ma io non voto il film dopo averlo confrontato con tutti i film che io abbia mai visto e che mi sono piaciuti, non posso proprio farlo. Lo voto invece dopo averlo confrontato con altri film della stessa categoria. Oltre ai due precedenti, in questo caso, ci sarebbero: Divergent, Maze Runner e The Giver, tra quelli immediatamente vicini (anche se a parer di Wikipedia anche WALL E è un film distopico). E Hunger Games non può nemmeno lontanamente paragonarsi a film come Divergent e The Giver. Il secondo non sono riuscita nemmeno a finirlo, sono arrivata a metà e già ho rischiato di fossilizzarmi per la noia.

 Non parlerò degli attori, perché non ho nulla da dire sulle loro interpretazioni, in realtà. Solo un particolare kudos a Josh Hutcherson. I new entry, soprattutto la Coin, sono stati esattamente come li immaginavo, quindi anche qui niente lamentele. Jennifer Lawrence, che qualcuno su internet ha definito “magistrale” in questo particolare film, in realtà mi era piaciuta di più nel secondo (anche se, intendiamoci, non sono una sua fan accanita né una hater. Mi piace, ma non per questo le lancerei un Academy solo perché esce di casa).

 Invece voglio parlare del fatto che molti dettagli del libro sono stati inseriti nel film, e mentre li notavo pensavo a come i fan sarebbero stati contenti (Finnick che fa continuamente nodi, Katniss che gioca con la perla che le ha regalato Peeta, e persino giocare al gatto pazzo con Ranuncolo) e a come invece per tutti gli altri queste scene non avranno avuto minimamente senso. Hanno persino infilato la scena di Peeta che va a dormire con Katniss per tranquillizzarla (cosa che succedeva in realtà nel secondo libro, infatti qui è ficcata con un flashback, ma chiudiamo un occhio e facciamo finta di niente: in fondo con qualcosa dovevano pur riempire un film di due ore tratto da un libro in cui non succede assolutamente nulla). Ho avuto l’impressione tuttavia che le scene di Finnick siano state troppo poche, e non me ne lamento perché è un bel vedere e avrei voluto vederlo di più (non sono d’accordo con il suo casting infatti) ma perché Finnick è uno dei personaggi principali, e invece è sembrato abbastanza marginale. Di questo passo quando gli succederà quello che gli succederà, nel prossimo film, non lo noteremo nemmeno. Diciamocelo, mentre faceva il suo discorso finale, quanti stavano ascoltando realmente e quanti erano impegnati a seguire la squadra che doveva salvare i tributi a Capitol City? Mi è sembrato ingiusto nei confronti del personaggio, ma spero che si rifacciano nella seconda parte.

Sempre a livello di trama, con immenso sadismo io avrei fatto finire il film quando Peeta si becca la padellata (o sediata, o vassoiata, o quello che era) in testa dopo aver cercato di uccidere Katniss. Sarebbero stati i cinque minuti peggiori della storia del cinema, per gli spettatori che non avevano letto il libro. E dico cinque minuti perché sicuramente ci sarebbe voluto solo tanto per riprendersi e andare a cercare su Wikipedia quello che succede.

Parliamo invece di quello che rende questo film sicuramente più forte di robe come Divergent, ovvero le scene potenti. Mi lascia infatti molto perplessa che un film come Maze Runner fosse vietato ai minori di 14 anni, per un paio di mostri robotici che non avranno spaventato nemmeno i bimbi di 3 anni, e invece un film come Il canto della rivolta, pieno di scene di violenza psicologica e fisica, morti, mutilati, scheletri, cadaveri e quant’altro fosse aperto a tutti. Persino Breaking Dawn – Parte 1 era vietato ai minori di 15 anni, perdinci! Per due minuti di scene di sesso che a parte esporre tanta pelle non mostravano niente di più! Ribattere che “tanto nemmeno queste cose sono vere” mi fa accapponare la pelle. Perché queste cose sono successe nella storia tante, tantissime volte, dai tempi dei Romani se non da prima ancora, e fino a un paio di decenni fa stavano succedendo in Europa, e quella non era fiction, era realtà. E la storia si ripete sempre, quindi cose del genere continuano e continueranno ad esistere. La Collins ha preso spunto dai Gladiatori e dai reality show quando ha scritto i romanzi, quindi lo schema di quello che Capitol City fa agli altri distretti è uno schema che noi ben conosciamo.

Paradossalmente però prendo questa storia così sul serio che non riesco a reagire al Presidente Snow come fanno tutti gli altri, ovvero con un “Ma che stronzo!”. Perché ci vedo dietro molto più dell’essere cattivi. Lui è uno statista, nel suo malvagio e contorto modo, uno stratega. È arrivato dove è arrivato anche grazie al fatto che nessuno si è messo davvero sulla sua strada. È un po’ come il discorso di Hitler. Lui sarà anche stato megalomane, ma qualcuno lo ha anche votato. È stato eletto da una popolazione senziente e consenziente. Nel libro difatti si fa molto più riferimento all’ingenuità degli abitanti di Capitol City, che non si pongono nemmeno il problema che ci sia qualcosa che non va nella loro società. Quindi non mi sento di liquidare Hunger Games come semplice fiction dal solo proposito di intrattenere il pubblico.

 Mi prendo invece un attimo per parlare della canzone di cui si parla ovunque sul web, che non è affatto “Yellow flicker beat” di Lorde, come avrebbe dovuto essere, ma “The hanging tree” cantata da Jennifer Lawrence. Partiamo dal presupposto che non ricordo quale volesse essere la canzone cruciale del secondo film, ma ricordo quanto mi piaceva “Safe and sound” della Swift nel primo (la adoro ancora), suppongo che la canzone di Lorde volesse esserlo per questo terzo capitolo, e invece arriva Lennifer Lawrence a cantare e a momenti le daranno pure un Grammy (un po’ come in molti, me compresa, preferiscono la versione di “Song of the lonely mountain” cantata da Richard Armitage durante il film invece che la versione dei titoli di coda, ma lì si trattava proprio della stessa canzone). La mia opinione è un po’ complessa al riguardo. Da quando ho letto il terzo libro, nel 2012, l’unica versione di “The hanging tree” che ho mai ascoltato era questa (vi linko quella ripostata da un altro canale perché l’originale è stato ucciso da YouTube):

 

E per più di due anni mi sono portata dietro questa melodia in testa, insieme alla voce della ragazza, che mi fa pensare che se i flauti potessero parlare avrebbero esattamente questa voce. Credevo che fosse una versione perfetta, e perfettamente intonata al romanzo. E invece nel film – non capisco se sconoscevano la versione di adrisaurus o se l’abbiano appositamente ignorata – l’hanno rifatta. E il problema è che non mi piace così tanto, anche se per un attimo Katniss ha avuto la voce che doveva avere, ovvero quella della Lawrence, non quella italiana di Joy Saltarelli che, fintanto che si limitava a doppiare per Disney Channel (è la doppiatrice di Trilli nei vari film, gente, rendiamoci conto) andava pure bene, ma come voce della rivoluzione ci sta come poteva starci quella di Paperino. Però devo dire che è perfettamente adatta al film. E soprattutto quando il Distretto 4 si unisce a lei nel cantare e formano un coro che accompagna la scena dell’esplosione alla diga, mi è venuta la pelle d’oca su tutto il corpo (oltre alle lacrime, ma per questo film ne ho versate spesso e volentieri). Scorporata dal film non ha la stessa potenza, mentre quella di adrisaurus ha il suo perché anche senza. Commuove e colpisce nel segno anche senza immagini. E trasmette bene il significato del testo. Mentre non so quanti abbiano effettivamente capito il senso della canzone (scrivetemi nei commenti che cosa pensate che la canzone dicesse).

Adoro questa frase, che ahimè è stata uccisa dal doppiaggio poco efficace: IF WE BURN, YOU BURN WITH US.

Menzionare Joy Saltarelli mi ha ricordato che cosa ho odiato sin dal primo film di Hunger Games: il doppiaggio. Come rovinare un film serio rendendolo una bambinata. Flavio Aquilone, che per me resta il doppiatore di Zac Efron, addolcisce Gale veramente troppo (anche se lo adoro come doppiatore). Manuel Meli che, tanto quanto la Saltarelli, è una voce di Disney Channel (Cody di Zack e Cody al Grand Hotel, per citare la prima che mi viene in mente) anche se ha doppiato pure Joffrey in Game of thrones (ma chi è che guarda GOT in italiano?). Francesca Guadagno, che doppia Effie, è una delle poche che mi piace molto per il ruolo, e ha fatto personaggi abbastanza disparati da non essere nella mia mente associata per forza a uno di questi (da Penelope Garcia in Criminal Minds a Lily Van Der Woodsen in Gossip Girl fino a Kitty Zampe di Velluto nel film sul Gatto con gli stivali). Ma il mio punto è: perché usi le stesse voci che usi per i tredicenni per interpretare dei diciassettenni (che poi sia discutibile il fatto che dimostrino 17 anni è un altro conto) in un film serio? Perché dai a Katniss una voce da bambina fragile e delicata? Quando doveva pronunciare i discorsi di incoraggiamento del popolo faceva sanguinare le orecchie e gli occhi per l’enorme abisso tra aspetto e voce.

Visto che la recensione è diventata sufficientemente lunga, mi avvio alla conclusione.

Mi è sembrato che il film fosse una solida base per quello che sarà il quarto e ultimo capitolo. Certamente era un anello di congiunzione che di per sé non aveva molto da mostrare, e francamente non so quanto fosse necessario, anche se questo ha permesso una maggiore fedeltà al libro, e la permetterà a maggior ragione nel secondo, in cui ci saranno molti più avvenimenti.

In secondo luogo continuo ad ammirare il miglioramento dei personaggi da libro a film. Credo che questo sia l’unico esempio di trasposizione cinematografica in cui i personaggi guadagnano la mia empatia più che nel romanzo. Katniss è aiutata parecchio dal fatto che non conosciamo il suo punto di vista.

Voi invece cosa ne pensate? Siete Hunger Games/Katniss Everdeen/Jennifer Lawrence addicted o il film vi ha annoiati? Perché ho letto molte critiche al fatto che il film fosse noioso e invece a me non è sembrato. L’azione è poca sì, ma quello che fanno vedere mi ha scossa psicologicamente così tanto che dell’azione infilata a forza mi sarebbe sembrata più un’americanata che una buona idea.

Detto ciò corro su Facebook a proporvi un’altra serie di post tra cui scegliere, giusto per capire a cosa siete più interessati!

Smack,

Andra

P.S. Questo è il canale YouTube della suddetta adrisaurus. Date un’occhiata, ne vale proprio la pena!

Annunci

Un pensiero su “Recensione #12: Il canto della rivolta – Parte 1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...